Sheila
Cantone

Artificio e naturalezza,
arte e spontaneità

Geisha- Autunno (2010)

«La felicità è qualcosa che non ci è dovuto» (dal film «Memorie di una geisha» di Rob Marshall).

La natura è mutevole e comprende bellezza e bruttezza, autocontrollo e furore, grazia e malvagità; l'artificio è per sempre immobile e perfetto, ma imprigiona senza scampo.

La materia mi prende, cerco la concretezza, la drammaticità: cambio il fuoco dell’attenzione, e le dimensioni dei miei lavori, che si fanno grandissimi o piccolissimi. Aumento la nettezza dei contorni, faccio risaltare pochi tocchi di colore sul fondo nero. La geisha, sopresa in passato in diversi momenti di una vita artificiosamente perfetta, ma mai decifrata, l'anima sempre nascosta dietro un rituale sempre identico, nell'ambiente protetto della tradizione, ora è rivelata da inquadrature ravvicinatissime, nell'istante in cui si palesa un’emozione segreta: la paura d'invecchiare, la passione, la rabbia (Perciò, Poi, Invecchiare, Perché, Riconoscenza). Aggiungo parti di kimono alla tela. La stoffa va a far parte del quadro, ma in qualche modo mantiene una propria autonomia; l'ornamento diventa un soggetto.

E il nerocomincia a circondarla: non si sa ancora se rappresenta il pericolo, la morte, o solo l'intensa oscurità della notte che copre ogni cosa. Accanto all'oro, appare un argenteo pallore sui volti e nei fondi: è il momento dell'euforia che muta in tristezza. Sedotta dalla sovrabbondanza di una vita di bellezza e agi, la donna si rende conto di essersi confinata da sé in un rituale infinito di trucco e adornamento, di fronzoli e arredi: uno squilibrio insano e non senza conseguenze.